CAPITOLO IVA

 

by www.finanzaefisco.it

OGGETTO: la Commissione contesta la legalità del condono fiscale IVA  adottato dall'Italia.

 La Commissione europea ha chiesto formalmente all'Italia di modificare il capitolo IVA del condono fiscale adottato. La misura in questione concede a tutti i soggetti passivi una "immunità" per periodi imponibili precedenti attraverso il pagamento di una somma forfetaria, e quindi l'esenzione da qualsiasi controllo amministrativo.

Non sarà più possibile alcun procedimento legale nei confronti del soggetto, anche qualora in un secondo tempo venissero provate irregolarità. La Commissione ritiene che una siffatta rinuncia generale e indiscriminata dell'attività di accertamento e riscossione degli eventuali importi supplementari dell'IVA comprometta il buon funzionamento del sistema armonizzato e la corretta riscossione delle risorse proprie della Comunità.

La domanda è stata presentata sotto forma di parere motivato, seconda fase della procedura d'infrazione prevista dall'articolo 226 del trattato CE. Se non verrà  fornita una risposta soddisfacente al parere motivato entro due mesi, la Commissione potrebbe adire la Corte di giustizia.

In occasione della Finanziaria 2003, la Repubblica italiana ha approvato misure fiscali, note come "condono", che consentono a tutti i soggetti passivi di regolarizzare una serie di imposte non corrisposte, compresa l'IVA. L'amministrazione italiana rinuncia ad effettuare qualsiasi controllo futuro sui periodi in cui non è stata corrisposta l'IVA, concedendo il condono ai contribuenti che versino allo Stato un importo fisso qualora non sia stata presentata alcuna dichiarazione, oppure una percentuale dell'IVA inizialmente dichiarata sugli acquisti e sulle vendite del periodo di riferimento qualora sia stata presentata una dichiarazione. Tale rinuncia ad ulteriori accertamenti sull'IVA non corrisposta è applicabile anche qualora venisse provato che, di fatto, sono state commesse irregolarità.

 La Commissione ritiene che tale regime comporti una violazione della sesta direttiva IVA, che prevede la tassazione di tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate all'interno del paese ed obbliga gli Stati membri ad adottare le misure necessarie affinché i soggetti passivi assolvano i propri obblighi di dichiarazione e di pagamento dell'IVA.

Secondo la Commissione, le misure italiane vanno al di là del margine di discrezionalità lasciato agli Stati membri per poter tarare la propria azione di controllo in funzione delle risorse umane e tecniche disponibili. L'Italia parrebbe anzi rinunciare effettivamente, in maniera generale e indiscriminata, all'attività di accertamento e riscossione dell'IVA, in violazione degli obblighi assunti in applicazione del diritto comunitario.

La Commissione ritiene inoltre che le misure adottate dall'Italia mettano a rischio la corretta riscossione delle risorse proprie dell'UE, una parte delle quali è costituita da una percentuale della base imponibile IVA degli Stati membri.

Questi ultimi sono incaricati di riscuotere le risorse proprie con la massima diligenza e sono esonerati dalle proprie responsabilità soltanto in caso di forza maggiore.

 Spetta quindi agli Stati membri creare un'infrastruttura adeguata che impedisca la perdita di risorse proprie causata da una rinuncia inopportuna, da errori o da negligenza.

Gli ultimi dati sulle procedure di infrazione nei confronti di tutti gli Stati membri figurano sul seguente sito: http://europa.eu.int/comm/secretariat_general/sgb/droit_com/index_en.htm

 Bruxelles, 19 ottobre 2004