COMUNICATO STAMPA

 

 

Sanzioni amministrative sommerso a direzioni provinciali lavoro

Resta ad Agenzia competenza ruoli multe irrogate prima 12 agosto 2006

 

  

L’irrogazione delle sanzioni amministrative in materia di sommerso spetta alle direzioni provinciali del lavoro anche per le violazioni constatate prima del 12 agosto 2006 a seguito delle modifiche normative introdotte con la legge 248 dello scorso anno, mentre relativamente alle sanzioni già irrogate dall’Agenzia delle Entrate prima di tali modifiche l’iscrizione a ruolo delle somme non pagate resta di competenza dell’Agenzia. Per le controversie relative alle sanzioni irrogate dalle direzioni provinciali del lavoro la giurisdizione passa al giudice ordinario, mentre resta alle commissioni tributarie l’impugnazione per vizi propri delle cartelle di pagamento emesse per le sanzioni irrogate dagli Uffici dell’Agenzia prima del 12 agosto 2006. L’Agenzia delle Entrate con una circolare (n. 35/E del 30 maggio) firmata oggi dal direttore Massimo Romano detta le regole per la gestione delle sanzioni amministrative relative al lavoro sommerso dopo il riordino, intervenuto lo scorso anno, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale che aveva bocciato in parte la normativa vigente in materia. 

Quanto alle controversie pendenti, instaurate in relazione alle sanzioni irrogate prima del 12 agosto 2006, l’Agenzia delle Entrate chiede agli uffici di effettuare una sistematica ricognizione al fine ‘’di verificare che i soggetti interessati abbiano eccepito o comunque dedotto concrete circostanze di fatto, idonee a dimostrare l’effettivo periodo di utilizzazione dei lavoratori irregolari’’. E ciò perché l’unico limite alla retroattività degli effetti della pronuncia della Consulta è quello relativo ai rapporti esauriti, quelli cioè che sul piano processuale hanno trovato definitiva conclusione mediante sentenza passata in giudicato, i cui effetti non sono intaccati dalla decisione della Corte Costituzionale ovvero i rapporti per i quali siano già decorsi i termini di prescrizione o di decadenza stabiliti dalla legge per l’esercizio dei relativi diritti. Per il contenzioso pendente occorre quindi verificare se le cause che hanno determinato l’incostituzionalità della precedente norma sulle sanzioni erano state eccepite nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado non potendo essere fatte valere in una memoria successiva.  

La Consulta aveva bocciato la normativa in vigore fino all’11 agosto 2006 nella parte in cui non ammetteva la possibilità per il soggetto sanzionato di provare che il rapporto di lavoro irregolare aveva avuto inizio successivamente al primo gennaio dell’anno in cui è stata constatata la violazione. La sanzione infatti si determinava in relazione al costo del lavoro calcolato per il periodo compreso tra l’inizio dell’anno e la data di constatazione della violazione. Mentre dal 12 agosto 2006, la sanzione amministrativa per il lavoro sommerso varia da 1.500 euro a 12.000 euro per ciascun lavoratore, maggiorata di 150 euro ogni giornata di lavoro effettivo in nero. A questi importi si aggiunge una sanzione civile di 3.000 euro connessa all’omesso versamento di contributi e premi, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata.

 

 

Roma, 30 maggio 2007