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Le disposizioni per il contrasto dell’evasione nell’applicazione di agevolazioni fiscali contenute nel D.D.L. Finanziaria 2007

Le schede di lettura dei servizi studi parlamentari si riferiscono all’art. 3, commi da 16 - 23 e 46 - 47 dell’Atto

Senato 1183 recante: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007) approvato dalla Camera dei Deputati e ora all’esame del Senato della Repubblica


Articolo 3, commi 16-23 e 46-47 del D.D.L. Finanziaria 2007

(Disposizioni per il contrasto dell’evasione nell’applicazione di agevolazioni fiscali)
 

 

    16. Al testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all’articolo 10, comma 1, lettera b), dopo il primo periodo è inserito il seguente: «Ai fini della deduzione la spesa sanitaria relativa all’acquisto di medicinali deve essere certificata da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l’indicazione del codice fiscale del destinatario»;

        b) all’articolo 15, comma 1, lettera c), dopo il secondo periodo è inserito il seguente: «Ai fini della detrazione la spesa sanitaria relativa all’acquisto di medicinali deve essere certificata da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l’indicazione del codice fiscale del destinatario».

    17. Le disposizioni introdotte dalle lettere a) e b) del comma 16 hanno effetto a decorrere dal 1º luglio 2007.

    18. Al fine di contrastare l’indebita effettuazione delle compensazioni previste dal decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, i titolari di partita IVA, entro il giorno 10 del mese in cui intendono effettuare l’operazione di compensazione per importi superiori a 10.000 euro, comunicano all’Agenzia delle entrate, in via telematica, l’importo e la tipologia dei crediti oggetto della successiva compensazione. La mancata comunicazione da parte dell’Agenzia delle entrate al contribuente, entro il giorno 15 del medesimo mese, vale come silenzio assenso.

    19. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate sono definite le modalità, anche progressive, per l’attuazione delle disposizioni del comma 18. Con il predetto provvedimento, in particolare, sono stabilite le procedure di controllo volte ad impedire l’utilizzo indebito di crediti.

    20. Parte delle maggiori entrate derivanti dai commi 18 e 19, per un importo pari a 214 milioni di euro per l’anno 2007, è iscritta sul Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. L’autorizzazione di spesa relativa al predetto Fondo è ridotta di 183,8 milioni di euro per l’anno 2008.

    21. I commi 7 e 8 dell’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, sono abrogati.

    22. Le agevolazioni tributarie e di altra natura relative agli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, con ridotte o impedite capacità motorie, sono riconosciute a condizione che gli autoveicoli siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei predetti soggetti.

    23. In caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l’acquirente ha usufruito dei benefìci fiscali prima del decorso del termine di due anni dall’acquisto, è dovuta la differenza fra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse. La disposizione non si applica per i disabili che, in seguito a mutate necessità dovute al proprio handicap, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.

    46. I soggetti di cui all’articolo 2 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, che deducono dal reddito complessivo somme per assegni periodici corrisposti al coniuge di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 10 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, devono indicare nella dichiarazione annuale il codice fiscale del soggetto beneficiario delle somme.

(omissis) 

    47. All’articolo 78 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, dopo il comma 25 sono inseriti i seguenti:

    «25-bis. Ai fini dei controlli sugli oneri detraibili di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, gli enti e le casse aventi esclusivamente fine assistenziale devono comunicare in via telematica all’Anagrafe tributaria gli elenchi dei soggetti ai quali sono state rimborsate spese sanitarie per effetto dei contributi versati di cui alla lettera a) del comma 2 dell’articolo 51 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni.

    25-ter. Il contenuto, i termini e le modalità delle trasmissioni sono definiti con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate». 

Il comma 16 dell’articolo 3 del disegno di legge finanziaria limita la deducibilità o detraibilità delle spese sanitarie per acquisto di medicinali, agli effetti dell’imposta sui redditi delle persone fisiche, subordinandola alla loro certificazione mediante fattura o scontrino fiscale, contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l’indicazione del codice fiscale del destinatario.

In particolare, la lettera a) del comma 16 introduce tale condizione relativamente alle spese sanitarie sostenute per l’acquisto di medicinali dai soggetti affetti da grave e permanente invalidità o menomazione.

A questo fine, viene inserito un nuovo periodo nell’articolo 10, comma 1, lettera b), del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), emanato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

 

L’articolo 10, comma 1, lettera b), del TUIR, nel testo vigente, consente di dedurre dal reddito complessivo, agli effetti dell’IRPEF, le spese mediche e quelle di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione, sostenute dai soggetti indicati nell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione). Si considerano rimaste a carico del contribuente anche le spese rimborsate per effetto di contributi o di premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d’imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo né dai redditi che concorrono a formarlo; si considerano, altresì, rimaste a carico del contribuente le spese rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito

 

La lettera b) del comma 16 introduce la medesima clausola – relativa alle spese per medicinali – nell’articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR, che disciplina la detrazione consentita a tutti i contribuenti per le spese sanitarie.

 

L’articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR consente di detrarre dall’imposta lorda le spese sanitarie, nella misura del 19 per cento e limitatamente alla parte eccedente lire 250 mila (pari a euro 129,11). Dette spese sono costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica (diverse da quelle riferite alle invalidità e menomazioni sopra richiamate), e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere. Disposizioni speciali riguardano le spese riguardanti i mezzi (compresi i veicoli) necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento e per sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione degli invalidi. Anche in questo caso, si considerano rimaste a carico del contribuente anche le spese rimborsate per effetto di contributi o premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d’imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo né dai redditi che concorrono a formarlo. Si considerano, altresì, rimaste a carico del contribuente le spese rimborsate per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito, salvo che il datore di lavoro ne abbia riconosciuto la detrazione in sede di ritenuta.

 

La relazione tecnica annette alle presenti disposizioni effetti finanziari stimati (in termini di cassa) in un maggior gettito di 113,5 milioni di euro per l’anno 2008 e in 65 milioni di euro per l’anno 2009.

 

Il comma 17 dell’articolo 3  individua nel 1° luglio del 2007 la data di entrata in vigore delle nuove norme introdotte dal precedente comma 16, lettere a) e b).

 

I commi 18, 19 e 20 dell’articolo 3 intervengono sulla disciplina delle compensazioni effettuate dai titolari di partita IVA.

 

La compensazione delle imposte è una forma di compensazione che il contribuente ha facoltà di effettuare quando la dichiarazione dei redditi evidenzia debiti e crediti relativi alla stessa imposta o ad imposte diverse.

Più precisamente, il decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 (“Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell’imposta sul valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni”) ha introdotto il versamento unitario e la compensazione dei crediti e dei debiti per imposte e contributi nei confronti dei vari enti impositori. Inizialmente, era previsto che tali crediti e debiti risultassero dalla dichiarazione annuale e dalle denunce contributive periodiche; successivamente, la possibilità di ricorrere alla compensazione è stata estesa a tributi non necessariamente risultanti dalla dichiarazione annuale.

Il nuovo sistema di riscossione è stato avviato nel maggio del 1998 per le sole persone fisiche titolari di partita IVA; dal 1° gennaio 1999 – con l’entrata in vigore del decreto legislativo 19 novembre 1998, n. 422 - si è avuto un allargamento dell’ambito di applicazione del nuovo istituto:

-            il sistema di versamento unitario e di compensazione d’imposte e contributi è stato esteso ai contribuenti non titolari di partita IVA;

-            il termine di versamento, ad eccezione dei versamenti riguardanti le somme dovute a titolo di saldo e d’acconto in base alle dichiarazioni annuali e dell’acconto IVA del mese di dicembre, è stato spostato al giorno 16 del mese di scadenza (se il termine cade di sabato o in un giorno festivo, esso è prorogato al primo giorno feriale immediatamente successivo);

-            anche i soggetti IRES sono ammessi alla compensazione

 

In questo modo, i contribuenti eseguono i versamenti unitari delle imposte, dei contributi e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti dello stesso periodo – nei confronti dei medesimi soggetti – risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche presentate dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 422 del 1998.

La compensazione va fatta entro la data di presentazione della dichiarazione successiva.

La compensazione deve essere effettuata utilizzando il modello F24. Nel caso di compensazione c.d. verticale (per esempio, Irpef su Irpef), non è obbligatorio l’utilizzo del modello citato.

 

Al fine di contrastare l’indebita effettuazione delle compensazioni, la novella recata dal comma 18 obbliga i contribuenti titolari di partita IVA a comunicare, per via telematica, all’Agenzia delle entrate, l’importo e la tipologia dei crediti oggetto della successiva compensazione.

Tale comunicazione deve effettuarsi entro il giorno 10 del mese in cui i contribuenti intendono effettuare l’operazione di compensazione; l’obbligo opera soltanto in caso di operazioni di compensazione per importi superiore a 10 mila euro.

Qualora l’Agenzia delle entrate non fornisca alcuna comunicazione al contribuente entro il giorno 15 del medesimo mese, scatta il silenzio assenso.

 

Il comma 19 rimette ad un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate la definizione delle modalità, anche graduali, di attuazione del predetto comma 18.

Con il medesimo provvedimento dovranno, in particolare, stabilirsi le procedure di controllo finalizzate ad impedire l’utilizzo indebito di crediti.

 

Il comma 20 stabilisce che parte delle maggiori entrate derivanti dai precedenti commi 18 e 19  venga  iscritta sul Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, previsto dal comma 5 dell’articolo 10 del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282 (“Disposizioni urgenti in materia fiscale e di finanza pubblica”), convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

 

Il comma 5 del menzionato articolo 10 prevede che, al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze venga istituito un apposito “Fondo per interventi strutturali di politica economica”.

 

Tale dotazione è fissata in 214 milioni di euro per l’anno 2007; per il 2008, l’autorizzazione di spesa è ridotta di 183, 8 milioni di euro.

 

Il comma 21 dell’articolo 3 rende nuovamente indetraibile, agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, l’imposta assolta per operazioni inerenti e connesse all’organizzazione e all’esercizio del lotto, delle lotterie, dei concorsi pronostici e delle scommesse, nonché per le prestazioni di mandato, mediazione e intermediazione a queste connesse.

Sono abrogati, a questo fine, i commi 7 e 8 dell’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.

 

Il comma 7 dell’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005 ha inserito, nel comma 3 dell’articolo 19 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (“Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto”), l’ulteriore lettera e-bis), la quale comprende le operazioni relative all’esercizio, prestazioni di mandato, mediazione e intermediazione su lotto, lotterie, concorsi pronostici e scommesse tra quelle cui non si applica l’indetraibilità prevista per le operazioni esenti inerenti e connesse all’organizzazione e all’esercizio delle attività indicate all’articolo 10, n. 6) e 7), del medesimo d.P.R.

Ha altresì aggiunto, nel comma 5 dello stesso articolo 19, un’ulteriore disposizione, che esclude, per le stesse operazioni, l’applicazione della disciplina del cosiddetto pro rata di detraibilità dell’imposta sugli acquisti di beni e servizi strumentali alle operazioni esenti.

Il comma 8 subordina l’efficacia di queste disposizioni alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea.

I numeri 6) e 7) del citato articolo 10 (esenzione IVA) del d.P.R. n. 633 del 1972 riguardano le operazioni relative all’esercizio del lotto, delle lotterie nazionali, dei giochi di abilità e dei concorsi pronostici riservati allo Stato e al CONI e all’UNIRE, nonché quelle relative all’esercizio dei totalizzatori e delle scommesse, ivi comprese le operazioni relative alla raccolta delle giocate (numero 6) e le operazioni relative all’esercizio delle scommesse in occasione di gare, corse, giuochi, concorsi e competizioni di ogni genere, diverse da quelle indicate al numero precedente, nonché quelle relative all’esercizio del giuoco nelle case da giuoco autorizzate e alle operazioni di sorte locali autorizzate (numero 7).

 

La relazione tecnica annette alla presente disposizione effetti finanziari stimati in un maggior gettito pari a 60 milioni di euro annui. La stima è conforme alla perdita di gettito indicata precedentemente in relazione all’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005, che aveva introdotto la disposizione abrogata.

 

Si osserva, con riferimento alla formulazione del presente comma, che sarebbe stato più corretto abrogare direttamente le disposizioni contenute nel d.P.R. n. 633 del 1972, invece che i commi 7 e 8 dell’articolo 11-quinquiesdecies del decreto-legge n. 203 del 2005 che le hanno inserite mediante novella. Per altro, l’applicazione di tali disposizioni è soggetta a condizione sospensiva in attesa dell’approvazione della Commissione europea.

 

Il comma 22 dell’articolo 3 del disegno di legge finanziaria subordina il riconoscimento delle agevolazioni tributarie e di altra natura relative agli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti affetti da minorazione (identificati mediante il richiamo all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104)[1], con ridotte o impedite capacità motorie, alla condizione che gli autoveicoli siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei predetti soggetti.

 

Tra le agevolazioni fiscali concesse agli invalidi (ovvero alle persone cui essi risultano fiscalmente a carico) per l’acquisto di autoveicoli, si richiamano:

-       la detrazione d’imposta, nella misura del 19 per cento delle spese sostenute per l’acquisto di mezzi necessari alla locomozione dei soggetti portatori di handicap, prevista agli effetti dell’imposta sui redditi delle persone fisiche dall’articolo 15, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. La detrazione d’imposta spetta integralmente – cioè senza applicazione della franchigia di euro 129,11 normalmente prevista per la detrazione delle spese mediche – una sola volta in un periodo di quattro anni;

-       l’applicazione dell’aliquota IVA del 4 per cento sull’acquisto di veicoli adattati all’uso degli invalidi (concessa agli invalidi dall’articolo 1 della legge 9 aprile 1986, n. 97, ed estesa ai soggetti definiti dall’articolo 3 della citata legge n. 104 del 1992 – legge quadro sull’handicap – dall’articolo 8, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449). L’agevolazione è riconosciuta una sola volta nel corso del quadriennio, salvo il caso in cui il veicolo precedente sia stato cancellato dal pubblico registro automobilistico. L’IVA agevolata si applica attualmente ai soli motoveicoli e autoveicoli, nuovi o usati, con limiti di cilindrata: fino a 2.000 centimetri cubici, se con motore a benzina, e fino a 2.800 centimetri cubici, se con motore diesel;

-       l’esenzione dal pagamento dell’imposta erariale di trascrizione, dell’addizionale provinciale all’imposta erariale di trascrizione e dell’imposta di registro per gli atti di natura traslativa o dichiarativa (cioè i passaggi di proprietà) aventi per oggetto i suddetti veicoli (articolo 8, comma 4, della citata legge n. 449 del 1997). A seguito della soppressione dell’imposta erariale di trascrizione e dell’addizionale provinciale, l’agevolazione deve riferirsi all’imposta provinciale di trascrizione, istituita dall’articolo 56 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446;

-       l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per i suddetti motoveicoli e autoveicoli (articolo 8, comma 7, della medesima legge n. 449 del 1997).

 

Il comma 23 dell’articolo 3 dispone che, in caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l’acquirente ha usufruito dei benefìci fiscali prima del decorso del termine di due anni dall’acquisto, è dovuta la differenza fra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse.

Questa disposizione non si applica per i disabili nel caso in cui, a seguito a mutate necessità dovute alla minorazione da cui sono affetti, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.

 

La norma sembra doversi riferire alle agevolazioni previste per i veicoli destinati ai soggetti affetti da invalidità o menomazioni, in connessione con quanto disposto dal precedente comma 22 e secondo le indicazioni della relazione governativa. Tuttavia, stante la sua formulazione in termini generali, per prevenire dubbi interpretativi, sarebbe opportuna una precisazione a tale riguardo.

 

Il già citato articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR prevede attualmente che la detrazione ammessa per i veicoli destinati ai soggetti con capacità motorie ridotte spetti per un solo veicolo e sull’importo massimo di euro 18.075,99 entro un periodo di quattro anni.

La reiterazione del beneficio, per acquisti effettuati entro il periodo predetto, è possibile soltanto ove il primo veicolo per il quale sia stata utilizzata la detrazione venga cancellato dal pubblico registro automobilistico. Qualora il veicolo sia stato rubato e non ritrovato, la detrazione spetta nuovamente anche entro il quadriennio, nel medesimo limite di spesa massima, detrattone l’eventuale rimborso assicurativo.

 

Potrebbe essere opportuno coordinare il termine biennale, previsto dalla presente disposizione, con  quello quadriennale, previsto per la fruizione dell’agevolazione agli effetti dell’IRPEF.

 

La relazione tecnica annette alle disposizioni dei commi 18 e 19 effetti finanziari stimati in un maggior gettito (in termini di cassa) di 26,7 milioni di euro per il 2006, 75,4 milioni di euro per il 2007 e 56,5 milioni di euro per il 2009.

 

Il comma 46 dell’articolo 3 dispone che i soggetti passivi dell’imposta sui redditi delle persone fisiche (individuati mediante riferimento all’articolo 2 del TUIR), i quali deducono dal reddito complessivo somme per assegni periodici corrisposti al coniuge (secondo quanto previsto dalla lettera c) del comma 1 dell’articolo 10 del medesimo TUIR), devono indicare nella dichiarazione annuale il codice fiscale del soggetto beneficiario delle somme.

 

L’articolo 10, comma 1, lettera c), del TUIR ammette la deduzione degli assegni periodici corrisposti al coniuge – ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli – in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

 

Il comma 47 dell’articolo 3, anche in connessione con le disposizioni introdotte dal precedente comma 16, lettera b), impone agli enti e alle casse aventi esclusivamente fine assistenziale di comunicare in via telematica all’anagrafe tributaria gli elenchi dei soggetti ai quali sono state rimborsate spese sanitarie per effetto di contributi che non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente.

A quest’effetto, nell’articolo 78 della legge 30 dicembre 1991, n. 413, sono inseriti due nuovi commi. Il primo (comma 25-bis) dispone tale comunicazione, espressamente volta ad agevolare i controlli sugli oneri detraibili previsti dalla lettera c) del comma 1 dell’articolo 15 del TUIR.

 

La lettera c) del comma 1 dell’articolo 15 del TUIR stabilisce infatti che si considerano rimaste a carico del contribuente – agli effetti della detrazione ammessa – anche le spese rimborsate:

1) per effetto di contributi o premi di assicurazione da lui versati e per i quali non spetta la detrazione d’imposta o che non sono deducibili dal suo reddito complessivo né dai redditi che concorrono a formarlo;

2) per effetto di contributi o premi che, pur essendo versati da altri, concorrono a formare il suo reddito, salvo che il datore di lavoro ne abbia riconosciuto la detrazione in sede di ritenuta. Questa fattispecie si verifica, in particolare, per i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, che, entro il limite ammesso, non concorrono a formare il reddito a norma dell’articolo 51, comma 2, lettera a), del medesimo TUIR.

 

Il nuovo comma 25-ter rimette invece la fissazione del contenuto, dei termini e delle modalità delle trasmissioni a provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate.

 

Si osserva che la disposizione avrebbe potuto trovare opportuna collocazione nel d.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, recante disposizioni relative all’anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti.


 

[1]     La disposizione designa i soggetti con minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.